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Filippo Brunelleschi

Nell’anno 1377, nacque a Firenze Pippo di ser Brunellesco, oggi noto con il nome di Filippo Brunelleschi, figlio di un notaio. Verso la fine del XIV secolo sempre nella sua città natale seguì la formazione di orafo e nel 1398 tentò di venire accolto nella corporazione dell’Arte della seta, che aveva maggior potere e maggiore considerazione.

Provenendo da una famiglia agiata, non gli sembrava comunque di essere destinato a guadagnarsi la vita con la professione che aveva imparato. Di sua mano possediamo ancora alcuni lavori in bronzo dell’altare di Giacomo a Pistoia (1399) e il rilievo del sacrificio di Isacco con il quale egli nel 1402 fu sconfitto dal suo vecchio concorrente Lorenzo Ghiberti nella gara per l’esecuzione della seconda porta del Battistero di S. Giovanni.

A parte queste opere, già il solo crocefisso in legno di S. Maria Novella – secondo Vasari prodotto in una tenzone artistica con Donatello – ci testimonia del suo grande talento di scultore. Sulla base dei solidi insegnamenti ricevuti, Filippo Brunelleschi si dedicò con inesauribile entusiasmo ai più diversi studi di matematica e di architettura.

Durante un viaggio a Roma intrapreso con Donatello, non si stancò di schizzare i monumenti antichi. “Nessun luogo fuori e dentro Roma tralasciò di vedere e niente di ciò che fosse buono e raggiungibile tralasciò di misurare” (Vasari).

A Firenze attorno al 1415-20 lasciò esterrefatti i suoi contemporanei con la prima esposizione delle regole della figurazione con la prospettiva centrale. Utilizzando due tavole del Battistero e di piazza della Signoria, purtroppo andate perdute, egli riuscì a dimostrare visivamente la possibilità di restituire su una superficie bidimensionale oggetti tridimensionali.

Con questa scoperta che si fondava sulle leggi dell’ottica e della geometria, la storia dell’arte si arricchiva di una delle sue innovazioni più decisive.

Il capolavoro architettonico di Filippo Brunelleschi prese finalmente forma a partire dal 1418. Una commissione istituita specificamente per risolvere il problema, tra tanti concorrenti giudicò proprio lui come l’architetto adatto per procedere alla realizzazione della cupola del Duomo.

All’inizio, però, la sua nomina a maestro dell’Opera del Duomo suscitò anche numerose critiche sul progetto da parte di coloro che avanzavano dubbi sulle sue personali capacità. È vero che Filippo Brunelleschi nell’ambiente aveva smesso da tempo di essere uno sconosciuto, ma è anche vero che le sue nozioni di architettura si erano sinora applicate a questioni teoriche e non aveva mai eretto un solo edificio come responsabile della costruzione.

Agli inizi degli anni Venti del Quattrocento, tutto questo sarebbe radicalmente cambiato. In rapida successione ora egli progettò quegli edifici che se furono in parte ultimati dopo la sua morte, danno ancora oggi ragione, grazie alla chiarezza concettuale che li caratterizza, della fama che lo celebra come l’architetto più significativo del primo Rinascimento.

La cupola del Duomo di Firenze, la cosiddetta vecchia Sagrestia, l’ospedale degli innocenti (iniziato nel 1419) e le due basiliche di S. Lorenzo (1421) e di S. Spirito (1434) fanno parte di quei capolavori architettonici con i quali Filippo Brunelleschi non si limitò a conferire un nuovo volto a Firenze, ma anche a segnare ben oltre i confini della sua città natale il corso della storia dell’architettura.

Nei tratti caratteristici della sua vita e della sua opera straordinaria, Filippo Brunelleschi impersonò in modo esemplare l’ideale che il Rinascimento aveva dell’uomo dalla cultura poliedrica e dagli interessi universali: “l’uomo universale”.

Quando morì il 14 maggio del 1446 a Firenze, erano tutti concordi nel riconoscere la grandiosità di ciò che era riuscito a fare. Brunelleschi venne sepolto nel Duomo di S. Maria del Fiore. Sotto il suo ritratto funebre l’iscrizione concepita da Carlo Marsupini lo loda come “divino ingegno”.